- Informazioni per i pazienti
Approfondimenti sui principali interventi chirurgici eseguiti
Questa sezione raccoglie risposte alle domande più frequenti relative agli interventi eseguiti. I contenuti hanno carattere informativo e non sostituiscono una valutazione specialistica personalizzata.
La protesi dell’anca è indicata quando il dolore e la limitazione funzionale non sono più controllabili con terapie conservative. In questa sezione vengono fornite informazioni generali sulle indicazioni all’intervento, sulla preparazione, sul decorso post-operatorio e sui risultati attesi, per aiutare il paziente a comprendere il percorso terapeutico.
La protesi di ginocchio rappresenta una soluzione efficace nei casi di artrosi avanzata o di danno articolare significativo. Qui vengono illustrate le principali indicazioni, le alternative conservative, le fasi dell’intervento e il recupero funzionale, con l’obiettivo di fornire una panoramica chiara e comprensibile.
L’artroscopia è una procedura mini-invasiva che consente di diagnosticare e trattare diverse patologie del ginocchio. Questa sezione spiega quando l’artroscopia è indicata, quali problemi può trattare e quali sono i tempi di recupero, distinguendo i diversi tipi di intervento.
La ricostruzione del legamento crociato anteriore è indicata in caso di instabilità del ginocchio, soprattutto nei pazienti giovani o sportivi. Qui vengono descritte le modalità dell’intervento, le alternative non chirurgiche, il percorso riabilitativo e i tempi di ritorno alle attività sportive.
Nei casi di instabilità recidivante della rotula, il trattamento chirurgico può essere necessario per prevenire nuove lussazioni e proteggere la cartilagine. Questa sezione fornisce informazioni sulle cause dell’instabilità, sulle tecniche chirurgiche disponibili e sul decorso post-operatorio.
L’osteotomia di riallineamento è indicata quando l’artrosi interessa un solo compartimento del ginocchio ed è associata a una deviazione dell’asse della gamba. In questa sezione vengono illustrate le indicazioni, gli obiettivi dell’intervento e il percorso di recupero, con particolare attenzione alla preservazione dell’articolazione naturale.
Protesi dell'anca
Lei soffre di una malattia dell’articolazione dell’anca. Per ridurre il dolore e migliorare la funzione, può essere indicato sostituire l’articolazione con una protesi.
Nella maggior parte dei casi la causa è l’artrosi dell’anca. Altre possibili cause sono:
- disturbi dello sviluppo dell’anca in età infantile
- problemi di vascolarizzazione del femore prossimale
- frattura dell’anca
Che cos’è l’artrosi dell’anca
Con l’artrosi, la cartilagine che riveste l’articolazione si consuma progressivamente. Questo può causare dolore soprattutto:
- durante camminate prolungate
- al mattino, quando ci si alza
- talvolta anche a riposo
Con il tempo l’anca diventa più rigida e alcuni gesti quotidiani (mettere le calze, allacciare le scarpe) possono diventare difficili.
La protesi d’anca serve a ridurre in modo importante il dolore e a migliorare la qualità di vita.
Denti
È importante che la situazione dentaria sia in ordine. In caso di dubbi, si consiglia un controllo dal dentista per trattare eventuali infezioni prima dell’operazione.
Farmaci anticoagulanti
Se assume farmaci che fluidificano il sangue (per esempio rivaroxaban, warfarin o acenocumarolo), il medico curante valuterà se sospenderli o modificarli alcuni giorni prima dell’intervento, per ridurre il rischio di sanguinamento.
Se l’aspirina è indispensabile, in alcuni casi può essere continuata secondo indicazione medica, con un lieve aumento del rischio di sanguinamento dopo l’operazione.
Terapie che abbassano le difese immunitarie
Se assume cortisone o altri farmaci immunosoppressori, il medico curante valuterà se ridurre la dose al minimo possibile.
Fumo
Ridurre o sospendere il fumo prima dell’intervento aiuta la guarigione: la nicotina aumenta il rischio di complicanze e rallenta la cicatrizzazione.
Componenti della protesi
La protesi totale d’anca è formata da quattro parti:
- uno stelo inserito nel femore
- una testa protesica montata sullo stelo
- un inserto in plastica (polietilene)
- una coppa inserita nel bacino (cotile)
L’inserto in plastica permette lo scorrimento e riduce l’usura.
Scelta dello stelo
La scelta dipende da età, livello di attività e qualità dell’osso:
- protesi non cementata: si integra con la crescita ossea
- protesi cementata: utile quando l’osso è più fragile
Pianificazione
L’intervento viene pianificato con attenzione per scegliere tipo e misura delle componenti e per cercare di ottimizzare anche la lunghezza degli arti.
L’intervento può essere eseguito con un accesso anteriore mini-invasivo, con un’incisione di circa 7–10 cm. In molti casi questa via consente di:
- ridurre il trauma ai tessuti
- diminuire il dolore postoperatorio
- favorire un recupero più rapido
Di norma entrerà in clinica il giorno stesso dell’intervento.
- riceverà indicazioni su orario e luogo di accoglienza (a digiuno)
- l’équipe di anestesia la preparerà
- durata indicativa dell’intervento: circa 60 minuti
Dopo l’operazione resterà per un breve periodo in osservazione e poi verrà trasferito in reparto.
L’obiettivo è ridurre o eliminare i disturbi. Oltre il 95% dei pazienti dopo guarigione e riabilitazione riferisce un importante miglioramento del dolore e della qualità di vita.
Prime ore e gestione del dolore
Nella giornata dell’operazione resterà soprattutto a letto. Se compare dolore, è importante avvisare presto il personale per adeguare la terapia.
Carico e cammino
Spesso è possibile caricare l’arto già da subito. In alcuni casi (osso più fragile e protesi non cementata) può essere indicato un carico ridotto per le prime 6 settimane.
Dal primo giorno verrà aiutato ad alzarsi e a camminare con:
- due stampelle, oppure
- un deambulatore
Porti scarpe stabili e antiscivolo.
Radiografia di controllo
Di solito viene eseguita una radiografia nei primi giorni per controllare la posizione della protesi.
Dimissione
La degenza media è di 4–5 giorni, poi rientro a domicilio o periodo di riabilitazione/soggiorno di cura.
La ferita è chiusa con fili riassorbibili e protetta con cerotti e una pellicola trasparente impermeabile, che consente la doccia. La medicazione può rimanere finché è ben aderente; il controllo della ferita viene in genere effettuato dal medico curante dopo 2–3 settimane.
Stampelle: sei settimane di prudenza
Anche se il carico è consentito, spesso si raccomanda di usare due stampelle per circa 6 settimane per sicurezza.
Nelle prime 6 settimane si evita in genere una fisioterapia “attiva” intensa. In alcuni casi può essere utile un controllo singolo dopo circa 3 settimane per verificare cammino, mobilità e gonfiore.
Dalla 7ª settimana inizia la fisioterapia ambulatoriale vera e propria.
Dopo un intervento all’anca c’è rischio di trombosi venosa ed embolia polmonare. Per questo si prescrive una terapia anticoagulante per 6 settimane, spesso con rivaroxaban 10 mg (se indicato dal medico).
Primo controllo specialistico circa 2 mesi dopo l’intervento con radiografie e valutazione della riabilitazione
Successivi controlli secondo indicazione; spesso si raccomanda una radiografia ogni 5 anni
Cicatrice e sensibilità cutanea
L’incisione lascia una cicatrice. È frequente una sensibilità diversa attorno alla cicatrice per la sezione di piccoli rami nervosi della pelle.
Disturbi nervosi
Può comparire riduzione della sensibilità sulla parte laterale della coscia. Nella maggior parte dei casi migliora con il tempo; a volte può persistere.
Lesioni dei nervi principali dell’arto sono rare (descritte in meno dell’1%).
Ematomi e sanguinamento
Possono formarsi ematomi e gonfiore. Raramente è necessario un intervento per evacuare un ematoma profondo. Molto raramente può servire una trasfusione.
Infezione
Può essere superficiale (ferita) o profonda (attorno alla protesi). Il rischio residuo nonostante le precauzioni è circa 1%.
Le infezioni profonde richiedono spesso interventi chirurgici aggiuntivi e terapia antibiotica prolungata.
Per i primi 6 mesi si consiglia, se possibile, di evitare procedure invasive “elettive” ad alto rischio di batteriemia (ad esempio trattamenti dentali invasivi o alcune endoscopie). Se indispensabili, può essere indicata profilassi antibiotica secondo prescrizione medica.
Frattura o fissazione non stabile
Durante l’impianto può verificarsi una fissurazione/frattura dell’osso: raramente, ma possibile. In tal caso si adottano misure aggiuntive e si limita il carico fino a guarigione.
Lussazione (uscita della testa dal cotile)
Nelle prime 6–8 settimane i tessuti devono stabilizzarsi: verranno spiegati i movimenti da evitare. La lussazione è rara; se accade senza trauma dopo alcuni mesi, può essere legata anche a fattori tecnici e talvolta richiede una revisione.
Durata della protesi
In media una protesi può durare circa 20 anni, variando con età e livello di attività. Con il tempo l’inserto in plastica può consumarsi; per questo sono utili controlli radiografici periodici. In caso di usura importante o mobilizzazione dolorosa può rendersi necessaria una revisione.
Danni da posizionamento
Durante l’operazione, essendo anestetizzato, possono verificarsi rare lesioni da pressione della cute o, più raramente, dei nervi.
Differenza di lunghezza delle gambe
Si pianifica l’intervento con precisione per ottenere gambe il più possibile uguali e, se possibile, correggere differenze già presenti. È comune percepire per 2–3 settimane una gamba “più lunga”. Piccole differenze (pochi millimetri) possono rientrare nel margine di misurazione; rialzi nelle scarpe sono in genere considerati solo oltre circa 1–1,5 cm.
- Colloquio preoperatorio e pianificazione
- Ingresso in clinica il giorno dell’intervento (a digiuno)
- Degenza media 4–5 giorni
- Stampelle per sicurezza per circa 6 settimane
- Fisioterapia ambulatoriale dalla 7ª settimana
- Convalescenza lavorativa spesso 6–12 settimane (variabile)
- Sport in genere dopo 3 mesi; sport ad alto impatto spesso dopo circa 4 mesi
- Controllo ferita dal medico curante dopo circa 2 settimane
- Controllo specialistico con radiografie dopo circa 8 settimane, poi follow-up secondo indicazione
Protesi del ginocchio
Lei soffre di una patologia del ginocchio e si valuta la possibilità di sostituire l’articolazione con una protesi.
Le cause dell’usura articolare possono includere:
- malattie infiammatorie (reumatismi)
- infezioni
- osteonecrosi
- esiti di fratture o lesioni di legamenti e menischi
Questa usura si chiama gonartrosi. Di solito il dolore compare:
- all’inizio del movimento
- con il carico e l’attività
- talvolta anche a riposo
Con il tempo diminuisce la mobilità e può comparire zoppia.
Trattamento iniziale
Di norma si inizia con cure conservative:
- farmaci antidolorifici o di supporto
- fisioterapia (per esempio programmi strutturati)
- infiltrazioni (anche con plasma ricco di piastrine, se indicato)
Se, nonostante queste misure, i disturbi compromettono la qualità di vita in modo non accettabile, si considera l’intervento. L’indicazione non dipende solo dalla radiografia, ma soprattutto dai sintomi e dalla limitazione nella vita quotidiana.
Denti
Situazione dentaria in ordine; controllo dal dentista se necessario. Si consiglia inoltre di evitare igiene dentale professionale aggressiva nei primi 6 mesi dopo l’impianto, salvo diversa indicazione medica.
Farmaci anticoagulanti
Se assume farmaci che fluidificano il sangue, il medico curante programmerà sospensione o modifica prima dell’intervento. In caso di aspirina indispensabile, può talvolta essere mantenuta secondo prescrizione, con lieve aumento del rischio di sanguinamento.
Immunosoppressori
Se assume cortisone o immunosoppressori, il medico curante valuterà una riduzione al minimo possibile.
Fumo
Ridurre o sospendere aiuta la guarigione.
L’intervento avviene tramite incisione anteriore sul ginocchio.
In genere le componenti vengono fissate con cemento osseo. La protesi comprende:
- componente femorale metallica
- componente tibiale metallica
- inserto in plastica tra le due componenti
In alcuni casi non serve sostituire tutto il ginocchio e si può impiantare una protesi parziale (solo il compartimento danneggiato).
Per un posizionamento preciso si usa una braccio robotico dotato di navigazione; in base al caso si possono utilizzare strumenti standard o guide di taglio personalizzate.
Durata indicativa 60–90 minuti. Dopo l’operazione rimarrà in osservazione per un breve periodo e poi verrà trasferito in reparto.
Prime ore
Già lo stesso giorno spesso è possibile sedersi e talvolta fare pochi passi. Quando l’effetto dell’anestetico locale diminuisce, il dolore può aumentare: è importante chiedere analgesici se necessario.
In alcuni casi durante l’intervento viene usato un laccio pneumatico che può causare fastidi alla coscia o formicolii al piede che di solito regrediscono in 1–2 giorni.
Primo giorno
Con infermieri e fisioterapista imparerà a camminare con stampelle e verrà definito il carico consentito. Nella maggior parte dei casi è possibile il carico completo da subito.
Fisioterapia precoce e radiografia
Dal primo giorno iniziano esercizi per recuperare la mobilità. Il secondo giorno spesso si esegue una radiografia di controllo. Durante la degenza imparerà anche ad usare le scale.
Dimissione
Degenza media 4–5 giorni. Poi:
- rientro a casa con fisioterapia ambulatoriale, oppure
- riabilitazione stazionaria/soggiorno di cura (in base alle indicazioni e all’approvazione assicurativa)
La fisioterapia ambulatoriale può dare risultati sovrapponibili se gli esercizi a casa vengono eseguiti con costanza.
Stampelle e tromboprofilassi
Per circa 6 settimane si raccomandano le stampelle: inizialmente per dolore, poi per sicurezza. Nello stesso periodo si effettua profilassi antitrombotica secondo prescrizione medica.
Ferita
Medicazione impermeabile che consente la doccia. Se rimane asciutta e ben aderente, spesso si mantiene circa due settimane; poi il medico curante controlla la ferita e rimuove eventuali punti o graffette metalliche.
Controllo specialistico con radiografia e valutazione funzionale dopo circa 2 mesi.
Controlli anticipati se necessario.
Guida
Ginocchio sinistro + cambio automatico: spesso possibile quando le condizioni generali lo permettono.
Ginocchio destro: in genere si attende la sospensione delle stampelle (spesso 6–8 settimane).
Viaggi
Meglio programmare vacanze non prima di 3 mesi, preferibilmente 4 mesi dopo l’intervento.
Cure dentarie
Controlli e cure semplici: di solito senza antibiotici preventivi
Procedure invasive o in presenza di infezione: può essere indicata terapia antibiotica secondo prescrizione medica.
Cicatrice e sensibilità cutanea
È comune una riduzione della sensibilità attorno alla cicatrice; può migliorare, ma talvolta non scompare del tutto. Un certo calore locale è frequente e può durare mesi.
Ematomi e versamento
Piccoli ematomi sono comuni. Un versamento nel ginocchio è quasi sempre presente; raramente, se molto abbondante, può essere necessario un intervento per evacuazione.
Infezione
Rischio circa 1–2%. Può essere superficiale o profonda. Se raggiunge la protesi spesso serve un lavaggio chirurgico e antibiotici per settimane; in alcuni casi si rende necessaria la rimozione temporanea della protesi e una sostituzione in un secondo tempo.
Infezioni profonde possono comparire anche anni dopo per batteri provenienti da altre sedi: è importante curare presto infezioni dentarie o cutanee.
Rigidità articolare
In una piccola percentuale può comparire una rigidità importante per eccesso di cicatrizzazione. Si tenta prima fisioterapia intensiva; se non basta si può ricorrere a mobilizzazione in anestesia, raramente a revisione chirurgica.
Rumori articolari
Click o rumori durante il movimento sono frequenti e spesso normali. A livello della rotula possono comparire rumori per cicatrici o aderenze.
Disturbi nervosi
Con correzioni importanti dell’asse può verificarsi stiramento del nervo peroneo con difficoltà a sollevare il piede. Di solito è reversibile ma può richiedere mesi; raramente è permanente.
Instabilità e problemi legamentosi
L’obiettivo è un ginocchio stabile. In alcuni casi può essere necessario un tutore o, raramente, ulteriori interventi.
Allergie ai metalli
Le protesi contengono leghe con cromo, cobalto e nichel. L’allergia cutanea al nichel è frequente, ma non è dimostrato che si manifesti nello stesso modo in profondità. I test preoperatori non sono sempre utili; spesso si usa una protesi standard.
Se nel primo anno non ci sono problemi, la protesi può durare spesso 15–20 anni. Nei pazienti più giovani o molto attivi l’usura può essere più rapida.
In generale circa 4 pazienti su 5 sono soddisfatti o molto soddisfatti. Nel 10–20% possono persistere dolori lievi o una funzione non perfetta, senza una causa sempre identificabile.
Conclusione: la protesi di ginocchio è un intervento generalmente molto efficace nel ridurre il dolore e migliorare la funzione articolare.
Artroscopia di ginocchio
L’artroscopia del ginocchio è un intervento mini-invasivo che permette di guardare dentro l’articolazione e, se necessario, trattare subito alcuni problemi. Si usa per diagnosticare e curare, per esempio: lesioni del menisco, danni alla cartilagine, frammenti “liberi” dentro il ginocchio, infiammazioni della membrana interna dell’articolazione e, in alcuni casi, infezioni. È anche una parte importante di interventi più complessi (come la ricostruzione dei legamenti).
Si introduce nel ginocchio una piccola telecamera molto sottile, collegata a un monitor.
Di solito servono due piccole incisioni di circa 1 cm, nella parte anteriore o laterale del ginocchio.
Durante l’intervento il ginocchio viene lavato continuamente con una soluzione sterile, per vedere bene le strutture interne.
Con l’artroscopia si possono controllare:
- menischi
- cartilagine
- legamenti crociati
- rotula
- membrana sinoviale
Con strumenti dedicati è possibile trattare direttamente ciò che si trova (per esempio rimuovere un frammento o regolarizzare una lesione).
L’intervento può essere eseguito in anestesia generale o anestesia regionale e spesso in regime ambulatoriale (ritorno a casa lo stesso giorno) o con un breve ricovero.
Lesioni meniscali
I menischi sono strutture elastiche che fanno da “ammortizzatori” tra femore e tibia. La loro capacità di guarire da soli è limitata perché solo la parte più esterna è ben vascolarizzata.
Possibili trattamenti:
- meniscectomia parziale: si rimuove solo la parte danneggiata, cercando di preservare il più possibile il menisco
- sutura del menisco: possibile quando la lesione è in una zona con buona vascolarizzazione; a volte serve una piccola incisione aggiuntiva
Preservare il menisco è importante perché perderne troppo può favorire, nel tempo, un’usura articolare.
Frammenti liberi dentro l’articolazione
Piccoli pezzi di cartilagine o osso possono causare dolore e “blocchi” del ginocchio. Durante l’artroscopia possono essere:
- rimossi ed estratti
- in alcuni casi fissati, se indicato
Lesioni della cartilagine
A seconda del tipo e dell’estensione della lesione si può:
- regolarizzare e pulire la zona danneggiata
- eseguire piccole perforazioni dell’osso sottostante per stimolare una riparazione (si forma una cartilagine di qualità inferiore rispetto a quella originale)
- eseguire un auto-trapianto di cartilagine da un’altra zona del ginocchio
Infiammazioni interne e infezioni
È possibile eseguire:
- rimozione parziale del tessuto infiammato (sinoviectomia)
- lavaggi articolari, soprattutto se c’è un’infezione (in questi casi possono essere necessari più lavaggi e antibiotici)
Chirurgia dei legamenti
L’artroscopia è spesso parte della ricostruzione legamentosa (per esempio del legamento crociato anteriore). In queste situazioni possono servire accessi aggiuntivi per prelevare il tendine necessario alla ricostruzione.
Dopo meniscectomia parziale
- spesso è prevista una profilassi antitrombotica per pochi giorni (di solito con iniezioni sottocutanee)
- carico: di norma consentito in base al dolore e al gonfiore
- sport: di solito da evitare per circa 2 settimane (dipende dal caso)
- rimozione dei punti: dopo 10–14 giorni
Dopo sutura meniscale o ricostruzione legamentosa
- spesso servono limitazioni di carico e di movimento per 3–6 settimane
- recupero più lungo: la guarigione può richiedere fino a 3 mesi o più, a seconda del tipo di intervento
- le indicazioni precise vengono fornite in base alla procedura eseguita
Anche se è un intervento mini-invasivo, esistono rischi:
Rischi generali
- Trombosi ed embolia (rischio ridotto con profilassi e mobilizzazione precoce)
- Infezione della ferita o dell’articolazione, se l’infezione riguarda l’articolazione, possono servire lavaggi ripetuti e antibiotici prolungati
Gonfiore, versamento, lividi
- Possibili ecchimosi e gonfiore
- A volte può essere necessario aspirare un versamento importante
Dolore non completamente risolto
- Se è presente artrosi, l’artroscopia non sempre elimina del tutto il dolore: l’obiettivo può essere ridurre i sintomi, ma non sempre “azzerarli”
Lesioni accidentali di cartilagine
- Rare, ma possibili per contatto involontario degli strumenti
Lesioni capsulo-legamentose
- Raramente possono verificarsi per movimenti estremi necessari per visualizzare alcune aree del ginocchio
Lesioni nervose
- Molto rare; più probabili in alcune procedure che coinvolgono la parte posteriore del ginocchio
Sindrome dolorosa regionale complessa
- Eccezionale, ma possibile; richiede trattamento intensivo
Progressione dell’artrosi nel tempo
- Una lesione meniscale o cartilaginea può comunque favorire l’usura articolare nel tempo, anche dopo l’intervento.
Ricostruzione (plastica) del legamento crociato anteriore (LCA)
Il legamento crociato anteriore è uno dei principali stabilizzatori del ginocchio.
La sua funzione è:
- controllare lo scivolamento in avanti della tibia rispetto al femore,
- stabilizzare il ginocchio durante le rotazioni,
- proteggere menischi e cartilagine da sovraccarichi e danni progressivi.
Un LCA sano è fondamentale per la stabilità del ginocchio, soprattutto durante sport e attività che prevedono cambi di direzione.
La rottura del LCA avviene spesso in seguito a:
- movimenti di torsione improvvisa,
- combinazione di valgo e rotazione del ginocchio,
- traumi durante sport come sci, calcio, basket, pallavolo e sport “pivot”.
Nei pazienti giovani può verificarsi anche il distacco di un frammento osseo nel punto di inserzione del legamento.
Spesso alla rottura del LCA si associano:
- lesioni del menisco,
- lesioni dei legamenti collaterali,
- danni alla cartilagine.
I sintomi tipici sono:
- sensazione di “strappo” al momento del trauma,
- gonfiore rapido del ginocchio,
- sensazione di instabilità nei giorni o settimane successive.
No, non sempre.
La decisione dipende da diversi fattori:
- età del paziente,
- livello di attività fisica e sportiva,
- sensazione soggettiva di instabilità,
- presenza di lesioni associate (menischi, cartilagine, altri legamenti).
In pazienti poco attivi o senza instabilità importante, può essere tentato un trattamento conservativo con fisioterapia.
Nei pazienti giovani, sportivi o con instabilità marcata, l’intervento è spesso raccomandato.
L’intervento è eseguito in artroscopia, quindi con tecnica mini-invasiva.
Scelta del tendine da utilizzare
Per ricostruire il legamento si usa un tendine del paziente stesso. Le opzioni principali sono:
- tendine del semitendinoso e gracile (il più utilizzato),
- tendine del quadricipite,
- tendine rotuleo.
Il tendine scelto viene preparato e inserito al posto del legamento rotto, creando piccoli tunnel nell’osso della tibia e del femore.
Fissazione del nuovo legamento
Il nuovo legamento viene fissato con:
- viti,
- piccoli bottoni di ancoraggio,
- o altri sistemi specifici,
che garantiscono stabilità iniziale e permettono la guarigione biologica.
Stabilizzazione aggiuntiva laterale
In alcuni casi, soprattutto se il ginocchio è molto instabile in rotazione, si associa una plastica di rinforzo laterale per migliorare la stabilità rotatoria.
In media:
- Ricovero: 2–3 giorni.
- Uso di un tutore per circa 3 settimane.
- Carico parziale con stampelle per 3–6 settimane, secondo il tipo di intervento.
- Fisioterapia per 4–6 mesi, fondamentale per il successo.
Fasi indicative della riabilitazione:
- 0–2 mesi: recupero della mobilità e controllo del dolore e del gonfiore.
- Dal 2° mese: rinforzo muscolare, cyclette.
- 3–4 mesi: corsa leggera, nuoto.
- Dopo 6 mesi: ripresa di sport con cambi di direzione moderati.
- Dopo 9 mesi: sport ad alta intensità con salti, torsioni e contatti (calcio, sci, basket).
Prima del ritorno allo sport viene sempre eseguita una valutazione funzionale con test di forza, equilibrio e controllo motorio.
Come ogni intervento chirurgico, anche la ricostruzione del LCA comporta dei rischi, seppur limitati:
- rigidità del ginocchio, con difficoltà a stendere o piegare completamente la gamba,
- persistenza di instabilità, che può richiedere un nuovo intervento,
- dolore nella zona da cui è stato prelevato il tendine:
- dolore anteriore se si usa il tendine rotuleo,
- dolore mediale se si usa il semitendinoso,
- riduzione della sensibilità cutanea per piccole lesioni dei nervi superficiali,
- nuova rottura del legamento ricostruito (circa 3–8%, più frequente negli sportivi),
- sviluppo di artrosi negli anni successivi al trauma, indipendentemente dal tipo di trattamento.
La ricostruzione del legamento crociato anteriore è un intervento molto efficace per:
- ripristinare la stabilità del ginocchio,
- permettere il ritorno allo sport,
- proteggere menischi e cartilagine nel lungo termine.
Il successo dipende in larga misura dalla qualità della riabilitazione e dal rispetto dei tempi biologici di guarigione.
Stabilizzazione della rotula per instabilità (lussazione della rotula)
La rotula è un piccolo osso che fa parte dell’apparato estensore del ginocchio.
Serve a:
- migliorare la forza del muscolo quadricipite,
- permettere uno scorrimento fluido durante la flessione e l’estensione del ginocchio.
La sua stabilità dipende da tre fattori principali:
- i legamenti (in particolare il legamento patello-femorale mediale – MPFL),
- la forma delle ossa,
- la muscolatura della coscia.
La lussazione della rotula avviene quando la rotula scivola fuori dalla sua guida naturale.
Può essere favorita da:
- una guida ossea poco profonda,
- una rotula posizionata troppo in alto,
- uno spostamento laterale del punto di inserzione del tendine rotuleo,
- la rottura del legamento stabilizzante principale,
- altre anomalie anatomiche.
Dopo una prima lussazione, il rischio che l’evento si ripeta è di circa 50%, soprattutto nei soggetti giovani e sportivi.
Primo episodio
Di solito si tenta un trattamento conservativo:
- immobilizzazione iniziale,
- fisioterapia,
- rinforzo muscolare.
L’intervento chirurgico è indicato solo se ci sono frammenti di osso o cartilagine staccati.
Instabilità recidivante
Quando la rotula tende a uscire ripetutamente, l’intervento chirurgico è spesso consigliato per:
- migliorare la stabilità,
- prevenire ulteriori danni alla cartilagine,
- ridurre il rischio di artrosi futura.
Ricostruzione del legamento patello-femorale mediale (MPFL)
È indicata quando:
- le alterazioni anatomiche sono modeste,
- il problema principale è la rottura del legamento stabilizzante.
Si utilizza un piccolo tendine del paziente (di solito un tendine della coscia) che viene fissato tra femore e rotula con una tecnica mini-invasiva.
Questo “nuovo legamento” guida la rotula nella posizione corretta e funge da cintura di sicurezza.
Osteotomia della tuberosità tibiale
È indicata quando la rotula è:
- troppo alta,
- troppo spostata lateralmente.
Si esegue:
- un piccolo taglio controllato dell’osso,
- lo spostamento della zona di inserzione del tendine nella posizione corretta,
- la fissazione con 2–3 viti.
Se le viti danno fastidio, possono essere rimosse dopo circa un anno.
Trocleoplastica – Modellamento della guida ossea
Indicata solo nei casi più gravi, quando la guida naturale della rotula è molto poco profonda.
Consiste nel rimodellare l’osso per creare una sede più stabile in cui la rotula possa scorrere correttamente.
È un intervento più complesso, riservato a casi selezionati e chirurghi molto esperti.
In generale:
- Ricovero: 2–4 giorni.
- Uso di un tutore per circa 3 settimane.
- Carico parziale con stampelle per 3–6 settimane.
- Fisioterapia per 4–6 mesi, fondamentale per il successo.
- Inizio del rinforzo muscolare più intenso dopo circa 8 settimane.
Il recupero è progressivo e personalizzato in base al tipo di intervento eseguito.
Come per ogni intervento chirurgico, esistono dei rischi:
- rigidità del ginocchio, che richiede fisioterapia intensiva,
- possibilità (rara) di una nuova instabilità,
- dolore residuo, soprattutto nella zona interna del ginocchio dove viene fissato il nuovo legamento,
- riduzione temporanea della sensibilità cutanea,
- risultati meno prevedibili se è già presente un danno importante della cartilagine,
- aumento del rischio di artrosi nel lungo termine.
La stabilizzazione della rotula è un intervento efficace per:
- ridurre il rischio di nuove lussazioni,
- proteggere la cartilagine,
- migliorare la sicurezza e la funzionalità del ginocchio.
Il successo dipende in larga misura dalla riabilitazione e dal rispetto dei tempi di guarigione.
Osteotomia di riallineamento per ginocchio varo o valgo
Durante la crescita, le gambe attraversano fasi normali:
- inizialmente tendono al varo,
- poi al valgo nell’infanzia,
- infine raggiungono un asse neutro in adolescenza.
Se questa evoluzione non si completa correttamente, può rimanere:
- una deviazione in varo (gambe “a parentesi” o a “O”), con sovraccarico del compartimento interno del ginocchio,
- una deviazione in valgo (ginocchia “a X”), con sovraccarico del compartimento esterno.
Nel tempo questo sovraccarico può portare a un’artrosi localizzata in una sola parte del ginocchio.
Le cause principali sono:
- una deviazione assiale congenita,
- esiti di fratture di femore o tibia guarite in modo non perfettamente allineato,
- interventi precedenti sul menisco, soprattutto meniscectomie, che riducono la capacità di “ammortizzare” i carichi.
Dolore quando si cammina o si sta in piedi a lungo,
Dolore nei primi passi dopo il riposo,
Peggioramento con attività prolungate.
La radiografia mostra:
- riduzione dello spazio articolare nel compartimento sovraccaricato,
- mentre l’altro compartimento è spesso ancora in buone condizioni.
L’osteotomia è indicata quando l’artrosi è limitata a un solo compartimento:
- artrosi mediale con ginocchio in varo
→ si esegue una correzione che sposta l’asse verso l’esterno; - artrosi laterale con ginocchio in valgo
→ si esegue una correzione che sposta l’asse verso l’interno.
Gli obiettivi principali sono:
- spostare il carico sulla parte sana del ginocchio,
- ridurre il dolore,
- rallentare la progressione dell’artrosi,
- rimandare il più possibile l’impianto di una protesi,
- preservare l’articolazione naturale.
È un intervento particolarmente indicato in pazienti giovani e attivi.
Osteotomia tibiale per ginocchio in varo
È la tecnica più frequente.
Si esegue:
- una piccola incisione nella parte interna della tibia,
- un taglio controllato dell’osso,
- l’apertura a “cuneo” per riallineare l’asse della gamba,
- la fissazione con una placca e viti.
In alcuni casi lo spazio creato viene riempito con osso prelevato dal bacino o con materiale sostitutivo.
Dopo l’intervento:
- carico protetto per circa 6 settimane,
- il carico aumenta gradualmente in base ai controlli radiografici,
- carico completo di solito dopo 10–12 settimane.
Osteotomia femorale per ginocchio in valgo
Indicata quando il problema principale è a livello del femore.
Si esegue:
- un’incisione sul femore,
- un taglio dell’osso con rimozione di un cuneo
- una chiusura per correggere l’asse,
- la fissazione con una placca.
Il decorso postoperatorio è simile a quello dell’osteotomia tibiale.
Il miglioramento dei sintomi inizia generalmente dopo 3–6 mesi.
A circa 10 anni dall’intervento:
- circa il 65% dei pazienti è ancora soddisfatto e non necessita di protesi,
- circa il 35% richiede una protesi di ginocchio.
L’artrosi può comunque progredire lentamente, ma l’osteotomia permette spesso di guadagnare molti anni prima di un eventuale intervento protesico.
Come per ogni intervento chirurgico esistono rischi, tra cui:
- infezione,
- trombosi,
- sanguinamento,
- correzione eccessiva o insufficiente dell’asse,
- frattura dell’osso durante l’intervento,
- ritardo di guarigione o mancata consolidazione dell’osso
(più frequente nei fumatori), - lesione del nervo peroneo con difficoltà a sollevare il piede
(evento raro, spesso con recupero almeno parziale),
Necessità di un nuovo intervento per migliorare la fissazione o correggere l’allineamento.
Ulteriori domande
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